Fra' Giuseppe Paolucci
Tutti concordano sul luogo di nascita (Siena) di Giuseppe Paolucci, ma non sulla data: mentre le fonti francescane indicano semplicemente l'anno, il 1727, altre riportano anche giorno e mese, il 25 maggio, ma dell'anno precedente, il 1726. Membro dell'Ordine Francescano Minore Conventuale, Giuseppe Paolucci studia a Bologna (San Francesco) con Padre Martini, divenendone presto il suo discepolo prediletto. Il suo venerato Maestro aveva riposto in lui tanta fiducia e stima da designarlo a succedergli nella direzione della Cappella Musicale di Bologna, desiderio condiviso anche dai confratelli di quella città che, in una deliberazione del 27 novembre 1756, lo eleggono successore ed erede di Padre Martini, in caso di sua morte, in tutte le sue funzioni. Diverse sono però le intenzioni dei suoi superiori che, alla fine di quello stesso anno, gli ordinano di recarsi a Venezia a reggere la Cappella di Santa Maria Gloriosa dei Frari. E' un doloroso distacco ma, anche da lontano, Padre Martini non smette di elargire al suo migliore allievo aiuto, consigli e appoggio. Tra i due s'instaura anzi un fittissimo carteggio che durerà per tutta la vita: sono circa 150 le lettere scritte da Padre Paolucci al suo Maestro, pervenute ai nostri giorni. Padre Paolucci (che con molta umiltà si fa chiamare "Frate") rimane ai "Frari" fino al 1761, allorquando si trasferisce a Perugia a reggere la Cappella di Musica di San Francesco; lo troviamo poi, nel 1764, a Senigallia, presso la Chiesa di San Martino dei Serviti ed infine, per decisione del Reverendissimo Padre Generale Marzoni, approda ad Assisi alla Cappella di San Francesco, dove si ferma fino alla morte. Quanto alla data esatta di morte, come del resto era accaduto per quella di nascita, le fonti divergono: alcune riportano il 24 (o 26) aprile 1776; quelle francescane, a mio avviso più attendibili, parlano con maggiore probabilità dell'anno successivo (ipotesi che trova ulteriore conferma nel fatto che l'ultimo scritto di Padre Paolucci, una lettera inviata a Padre Martini, è del novembre 1776). Padre Paolucci è stato autore di molte opere sacre (oltre 200), tutte manoscritte, alcune delle quali sono custodite nella Biblioteca del Conservatorio di Bologna. E' stato molto conosciuto dai suoi contemporanei per aver scritto un trattato, pubblicato in tre volumi a Venezia da Antonio De Castro rispettivamente negli anni 1765, 1766 e 1772, dal titolo: "Arte pratica di contrappunto, dimostrata con esempi di vari autori e con osservazioni di Frate Paolucci Minore Conventuale". Esso risulta ricco di esempi tratti dalla produzione dei più celebri compositori del XVIII secolo (tra cui Haendel e Bach) ed è servito da modello a Padre Martini per il suo "Esemplare ossia Saggio fondamentale pratico di contrappunto" (Bologna, 1774-1775), con esempi invece quasi esclusivamente del XVI secolo. Padre Paolucci ha composto inoltre "Preces octo vocibus concinendae in horatione quadraginta horarum", pubblicata nell'agosto 1767 ancora una volta a Venezia dal medesimo editore. Agli estimatori della musica barocca per mandolino, Paolucci ha regalato dodici sonate per due mandolini e basso ed una sonata per mandolino e basso: in esse si dimostra profondo conoscitore del contrappunto e compositore di valore. Le dodici sonate sono tutte strutturate in tre tempi: un allegro iniziale, un tempo centrale di grande respiro e un terzo tempo vivace. I due mandolini e il basso sono sempre in continuo dialogo: si rispondono, si interpretano, si pongono in contrasto e si ricompongono. Brevi i momenti di sofferenza o di patimento, frequenti le espressioni di gioia e di contemplazione. La musica di questo compositore barocco è veramente piacevole da ascoltare ed ha un raro fascino per chi la esegue. Gli appassionati di mandolino saranno lieti di scoprire che anche sul loro strumento la varietà dei movimenti e delle situazioni può risolversi in armonia ed equilibrio. I manoscritti originali delle dodici sonate, composte probabilmente tra il 1758 e il 1761 (sui frontespizi è talvolta indicato l'anno di composizione), sono custoditi presso la Biblioteca Comunale di Assisi e constano delle seguenti parti: mandolino I, mandolino II e basso. La numerazione relativa allo sviluppo armonico del basso manca completamente. Per la pubblicazione delle presenti sonate si è reso necessario anzitutto decifrare quanto contenuto nei manoscritti originali, correggere gli evidenti errori di notazione, armonizzare i bassi (per la cui realizzazione consiglierei l'impiego congiunto, accanto al clavicembalo, del violoncello o mandoloncello) e introdurre i segni dinamici. Per motivi di semplicità questi ultimi non sono stati indicati esplicitamente come aggiunti, ma devono essere considerati come proposta del revisore. La numerazione delle battute è stata inserita per uso pratico. Delle presenti dodici sonate vengono qui proposte:
Pasquale Totaro