Antonio Maria Giuliani
Nacque a Ravenna il 17-8-1739 e morì a Modena il 21-2-1831. Allievo di I. Gigli, si distinse durante la sua lunga ed apprezzata carriera musicale - vissuta in gran parte a Modena - come cantante, compositore e clavicembalista, svolgendo nel contempo attività didattica come insegnante di questo strumento. Ed è proprio a Modena difatti che lo vediamo impegnato come cantore presso la Cappella Ducale, clavicembalista dell'Accademia Filarmonica, compositore di musica strumentale, "concertatore", dal 1781 al 1807, di opere teatrali (tra cui "Guerra in pace", del 1784), fino ad assumere il prestigioso incarico di Maestro della Cappella del Duomo, nella quale cantava fin dal 1773. Ricercato anche all'estero, si sa con certezza di una sua tournee a Copenaghen, dove si esibì come cantante nel 1768. Nel panorama musicale italiano esiste una vera e propria inflazione di compositori di nome Giuliani (o Giuliano), alcuni dei quali autori di musiche per mandolino, che potrebbe generare una certa confusione: meglio quindi spendere qualche parola per chiarire questo curioso aspetto di ricorrente omonimia! Oltre ad Antonio Maria Giuliani, autore dello splendido "Concerto in Mi Maggiore per due Mandolini, Viola e Orchestra" qui proposto, abbiamo difatti Giuseppe Giuliano (o Giuliani), di cui si ignorano notizie biografiche attendibili, la cui produzione musicale, dedicata esclusivamente al Mandolino, lo fa comunque appartenere, per le sue caratteristiche, senza ombra di dubbio alla Scuola Napoletana del XVIII secolo, e Giovanni Francesco Giuliani (Livorno o Firenze, ca. 1760 - Firenze, dopo il 1818), compositori entrambi di musiche per Mandolino e che entrambi troveranno adeguato spazio in questa antologia; Francesco Giuliani, detto "Il Cerato" (nato ad Arzignano, presso Vicenza, e vissuto tra il XVI ed il XVII secolo), e Mauro Giuliani, concertista e compositore di pagine immortali per chitarra (Bisceglie, presso Bari, 27-7-1781 - Napoli, 8-5-1829). Il manoscritto del concerto qui pubblicato, custodito presso il Fondo Antico della Biblioteca del Conservatorio "N. Paganini" di Genova, porta il seguente titolo, presente sul frontespizio della partitura riservata al "basso":
Concerto
Per due Amandolini, e Viola,
Con Violini, Oboe,
Corni da Caccia, due Viole e Basso
Del Sig.
Antonio Giugliani
Basso
Esso è strutturato nei consueti tre tempi (allegro - andante - allegro) e consta delle seguenti parti: mandolino primo, mandolino secondo, viola da concerto, oboe primo, oboe secondo (gli oboi sono sostituiti nell' "Andante" da due flauti), corno primo, corno secondo, violino primo, violino secondo, viola prima, viola seconda e basso, di cui manca completamente la numerazione relativa allo sviluppo armonico.
"Il risultato dell'utilizzazione di questo insolito organico - scrive
Danilo Prefumo nel suo pregevole articolo (riportato sul "Notiziario Tecnico
Professionale della Accademia della Chitarra Classica" del luglio-settembre
1978) - è interessante per almeno due motivi: l' impasto sonoro tra i due strumenti
a plettro e quello, cupo e dolce insieme, della viola, si dimostra felice, mentre,
d'altro canto, s'instaura un ottimo equilibrio complessivo tra gli strumenti concertanti
e la piccola orchestra con gli immancabili oboi e corni da caccia.
Il primo tempo, "Allegro", - prosegue Prefumo analizzando i tre
tempi del concerto - mostra un'alternanza piuttosto netta tra "tutti" e
"soli" ed è di forma molto libera, con un'autentica dovizia di deliziosi
spunti tematici. Il primo tema, esposto inizialmente dal "tutti" orchestrale
e poi ripreso dai due mandolini, è senz'altro il motivo più importante di tutto
il movimento, ed ha un carattere elegante e insieme volitivo, che sicuramente non
sarebbe dispiaciuto a Mozart. Ad esso se ne contrappone un altro, di carattere dichiaratamente
più cantabile, che compare poi più volte, affidato ora alla viola concertante, ora
agli oboi, ora ai due mandolini, con diverse varianti melodiche: nell' un caso e
nell'altro, si tratta sempre di entità tematiche molto semplici, ma tra loro perfettamente
equilibrate. Nel secondo tempo, "Andante", in omaggio ad una certa vena
arcadica, così frequente nel Settecento Italiano, gli oboi lasciano il posto ai
flauti, la cui connotazione "pastorale" ben si adatta al tono vagamente
cantilenante, evidenziato dal ritmo puntato iniziale, con cui si apre il movimento.
Il finale, "Allegro", è invece caratterizzato da una vena musicale più
genuina e meno retorica, venata di umori popolareggianti, garbatamente assimilati
e riproposti. Lo si nota fin dall'inizio, con un tema ritmicamente ben marcato esposto
dai due mandolini e poi dall' orchestra, cui fa seguito una gustosa risposta del
primo violino, di un' allegria un po' paesana, che fa venire alla mente certo Haydn.
Anche in quest' ultimo movimento troviamo una grande ricchezza di spunti di spunti
melodici, semplici ma cattivanti; spontaneità ed equilibrio formale sono tra le
caratteristiche più notevoli di questo bel concerto, che con la sua affabilità serena
e pacata si inserisce in uno dei filoni più nobili dello dello strumentalismo italiano
settecentesco".
Per la pubblicazione della presente edizione è stato necessario decifrare quanto contenuto nel manoscritto originale, correggere evidenti errori della notazione, ampliare ed armonizzare il basso (realizzazione del clavicembalo), comporre la cadenza, dove ho impiegato tutti e tre gli strumenti concertanti, ed introdurre i segni dinamici. Per motivi di semplicità, questi ultimi non sono stati indicati esplicitamente come aggiunti, ma devono essere considerati come proposta del revisore. La numerazione delle battute è stata inserita per uso pratico. Del presente concerto vengono qui proposte:
Pasquale Totaro